Agghiacciante. E’ questo l’aggettivo più calzante per descrivere l’ultimo film di Matteo Garrone, protagonista con “Gomorra” al recente Festival di Cannes (5 minuti di applausi al termine della proiezione). Tratto dall’omonimo libro (agghiacciante pure esso) di Roberto Saviano, la pellicola si pone a cavallo di un ideale spartiacque tra neo neorealismo e cinéma vérité: attraverso l’alternanza di cinque storie pregne di asciutto verismo, Garrone registra, in maniera quasi entomologica, uno spaccato impressionante di vita di camorra. Evitando accuratamente di descrivere il fenomeno malavitoso con la lente deformante della retorica e del sensazionalismo cronachistico, il regista si limita a seguire i personaggi – quasi tutti interpretati da attori non professionisti con sorprendente e disarmante spontaneità – con rigorosa discrezione, senza reticenze né compiacimenti. L’intento di Garrone e dei suoi collaboratori è quello di mostrare la camorra per quello che è: un’enclave di disumanità i...